Amore, famiglia e visibilità: quando i social diventano un tribunale
- Giusy Randazzo

- 31 gen
- Tempo di lettura: 2 min

I social network sono diventati uno spazio di condivisione, ma anche – sempre più spesso – un luogo di giudizio.È qui che nascono storie di popolarità improvvisa, di follower in crescita, ma anche di critiche feroci, insulti e pregiudizi rivolti a chi decide di raccontare la propria vita senza filtri.
È il caso di Giuseppe e Luigi, coppia di Palermo molto seguita su Facebook e TikTok, e di Davide e Marianna, anche loro palermitani, una famiglia conosciuta sui social per la condivisione della propria quotidianità. Quattro persone diverse per storie ed esperienze, ma accomunate da un elemento: l’esposizione pubblica che ha attirato non solo consenso, ma anche odio.
Giuseppe e Luigi sono stati più volte presi di mira per la loro relazione. Due uomini innamorati, che parlano apertamente del loro amore e del desiderio di costruire un futuro insieme, diventano per alcuni un bersaglio solo per il loro orientamento sessuale.Eppure, al di là delle etichette, si tratta di due ragazzi perbene, curati, rispettosi, che raccontano il loro legame con semplicità, senza provocazioni.
Diversa ma altrettanto complessa la situazione di Davide e Marianna. Coppia sposata, famiglia unita, molto seguita sui social, raccontano momenti di vita quotidiana, eventi familiari, ricorrenze. Una narrazione che ha creato un forte legame con il pubblico, ma che ha anche scatenato commenti offensivi, spesso legati all’aspetto fisico di Marianna o al contesto territoriale in cui vivono, lo Zen di Palermo.
Ancora una volta, emerge una contraddizione evidente: chi critica è spesso lo stesso che guarda, segue e commenta.Un meccanismo tipico dei social, dove l’anonimato e la distanza rendono più facile colpire, dimenticando che dietro ogni profilo ci sono persone reali.
Non è l’abito che fa il monaco, né un quartiere definisce il valore umano di una famiglia. Così come l’amore non dovrebbe mai essere messo sotto processo per il genere di chi lo vive.
Va ricordato inoltre che offese, diffamazione e incitamento all’odio non sono semplici opinioni, ma comportamenti che possono avere conseguenze anche dal punto di vista legale. La libertà di espressione non coincide con il diritto di ferire.
Queste storie verranno raccontate direttamente dai protagonisti nella prossima puntata di VIP TV Magazine, il programma condotto da Giusy Randazzo, che darà spazio alle loro voci, alle loro esperienze e al lato umano spesso dimenticato dietro uno schermo.
Portare questi racconti in televisione significa aprire una riflessione più ampia: fino a che punto la visibilità giustifica il giudizio? E soprattutto, quanto siamo disposti a riconoscere l’umanità di chi osserviamo ogni giorno online?




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